3 cose che abbiamo imparato al WTM London 2024
Per una piccola realtà come la nostra, poter prendere parte a importanti appuntamenti internazionali è una preziosa occasione di vedere in che maniera si sta evolvendo il mercato turistico.
Ecco tre veloci appunti che ci portiamo a casa da questa edizione di #WTMLondon
Sostenibilità e viaggio rigenerativo: il settore abbraccia – almeno sulla carta – una filosofia di turismo responsabile.
Sappiamo che il turismo può avere un impatto negativo sugli ecosistemi delle destinazioni, mentre l’overtourism può contribuire a distorsioni che colpiscono le popolazioni che abitano le località turistiche. Ci ha quindi colpito positivamente l’attenzione dedicata alla sostenibilità nel corso di WTM.
Citiamo le parole della direttrice della fiera, Juliette Losardo: “La sostenibilità giocherà un ruolo cruciale nel successo del settore. Per me, parlare di viaggio rigenerativo significa che come professionisti del settore ci prendiamo la responsabilità di nutrire il sistema da cui traiamo beneficio.(…) Dobbiamo utilizzare il nostro potere per il bene non solo dell’industria turistica ma del nostro pianeta”.
Parole incoraggianti, cui però deve seguire un impegno a tutti i livelli per far sì che ci sia una vera e propria svolta in tempi rapidi. Nel nostro piccolo, siamo orgogliosi di aver abbracciato anni fa una filosofia incentrata sul rispetto dei luoghi e delle persone.
L’Italia e la Sardegna sono destinazioni meravigliose. Ma attenzione ad adagiarsi sugli allori.
Ancora oggi, l’Europa è il continente che attrae più visitatori al mondo e il numero di arrivi nel 2024 ha sostanzialmente pareggiato quello precedente alla pandemia. Cambia però la distribuzione dei viaggiatori, con mercati emergenti (Serbia, Albania ma anche Portogallo, Malta e la Turchia) a insidiare il ruolo di mercati maturi come l’Italia e la Francia.
All’interno della fiera, gli stand ineccepibili ma “tradizionali“ del nostro Paese venivano surclassati dalla creatività della Spagna, dove diverse regioni potevano contare su spazi magnifici e allestimenti capaci di colpire l’immaginazione. Per non parlare della freschezza di alcuni Paesi sudamericani e dell’opulenza del Medio Oriente.
L’insegnamento da trarre? Se vogliamo mantenere un ruolo di preminenza, dobbiamo continuare a lavorare sul nostro appeal, evidenziando ciò che ci rende davvero unici. Il nostro meraviglioso mix di cultura, storia, natura e tradizione chiede di essere raccontato senza cadere in tristi stereotipi.
Una grande fiera serve anche a un piccolo operatore? Sì, con qualche accorgimento.
Diciamoci le cose come stanno: abbiamo partecipato a questa fiera ma non abbiamo avuto il tempo materiale di prepararci come si deve. Poco budget, poco tempo, poco materiale. Tenendo conto che abbiamo chiuso il 3 novembre e che la mattina del 4 eravamo già sul volo per Londra, è comprensibile. Ma per avere successo in una manifestazione del genere bisogna saper pianificare gli incontri. Oppure, in subordine, avere una gran faccia tosta.
Abbiamo quindi puntato su quest’ultima per trovare interlocutori interessati e fare qualche incontro significativo che, speriamo, ci porterà nuove occasioni per farci conoscere all’estero. Diverse belle sorprese, però, le abbiamo trovate anche nello stand della Regione Sardegna: a dimostrazione che a volte, per assurdo, serve percorrere migliaia di chilometri per collaborare col proprio vicino di casa.